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Vai a indice oggetti / sculture I BASSORILIEVI DEL TEATRO GUALINO
Il teatrino privato di casa Gualino costituì a Torino uno dei banchi di prova dell'opera d'arte totale, quell'opera che vede l'artista impegnato nella creazione di uno spazio costruito e decorato, progettato ed arredato per rappresentare un'opera d'arte fine a se stessa,uno spazio non solo contenitore ma esprtessione di contenuti e di principi estetici. Felice Casorati ed Alberto Sartoris furono chiamati da Riccardo Gualino a realizzare il teatrino della casa di via Galliari nel 1923. Il più anziano pittore fece sicuramente da guida al giovane architetto, nell'intento di produrre uno spazio "ideale", simile a quello che nasceva nelle sue tele, l'atmosfera metafisica conseguenza di un calibrato accordo di colori, forme e linee. La decorazione era costituita oltre che da due statue poste ai lati del proscenio (una rappresentante la Commedia, l'altra la Tragedia), da quattordici bassorilievi inseriti come metope nel fregio che percorreva l'estremità superiore delle pareti del teatro. Questi bassorilievi realizzati in gesso costituivano un "compromesso" tra l'architettura e la decorazione dello spazio. Non più pittura, non solo decorazione, ancora architettura. I soggetti rappresentati si riferivano a scene del mondo animale e di vita pastorale, i cui protagonisti erano gli stessi dei coevi dipinti di Felice Casorati: nudi esili, dormienti abbandonate , line pure, misurate, ponderate, spazi ideali costruiti come scenografie fiabesche metafore del luogo "altro" popolato dai personaggi casoratiani. Dei bassorilievi, andati distrutti con l'intera casa di via Galliari, restano oggi alcune copie conservate in collezione privata, non solo quali preziose opere d'arte, ma anche come testimonianza di un momento storico in cui Torino credette nella modernità ed inseguì il sogno dell'opera d'arte totale. Eva Brioschi (dall'archivio Felice Casorati)
"Fu un atto di coraggio quello di concedere carta biancaad un pittore perchè facesse dell'architettura. Io speravo che, appunto perchè immune dalle regole della tradizione, Casorati avrebbe risoltoin modo originale il problema. La mia aspettattiva non andò delusa. La sala è rettangolare, di colore grigio; il soffitto semplice a sgome angolari. Una fascia di circa un metro di altezza fra pareti e soffitto avente una serie di bassorilievi, illuminati da luce nascosta, è la nota decorativa dell'ambiente in pari tempo l'unica sorgente luminosa. Cento seggioloni di legno nero lucido con cuscini grigi salgono a scalinata; il velario di panno è di grigio, filettato di rosso; ai lati del boccascena due piedistalli scarlatti sostegono due statue grigie del Casorati. Il pavimento nero completa l'armonia in grigio-nero-rosso. Il teatrino comunicava colla mia abitazione, che presentava grande interesse per la collezione di oggetti d'arte disposta ogni anno in modo differente. Unica luce era quella proveniente dagli oggetti illuminati, cosicché si attraversavano le sale tra gli sguardi di Antonello o di Tiziano, di Cimabue o di Botticelli, tra smalti e ceramiche, tra statue cinesi e sculture romaniche. Dopo lo spettacolo, gl'invitati solevano dal teatrino recarsi in casa a trascorrervi un'ora; nulla sembrava loro del mutamento radicale, del passaggio repentino dall'emozione dello spettacolo presentato nella sala del teatrino lucida e austera, alla visione del passato sintetizzata da pochi capolavori opportunamente messi in rilievo. L'accesso al teatrino, ricavato in piccolo vano, con giuoco audace di grossi archi e di basse volte, così da farlo sembrare di molto più vasto, tutto grigio e nero, fu una delle cose più belle ideate dal Casorati". Riccardo Gualino: "Frammenti di vita e di pagine sparse" Roma, 1966, p. 109. Stand a "Antiquari Piemontesi in Mostra" ottobre 2002 |
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